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TEATRO
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IN BILICO

Teatro Il Cortile - Venerdi 18.11 - Ore 20.30


Di Valentina Papis
Con Matteo Castagna, Valentina Papis, Ylenia Santo.
Musiche originali di Marco Zanibelli

Spettacolo prodotto con il sostegno di Associazione D.C.A. MOLO e con la collaborazione scientifica dell'équipe del centro di cura per i disturbi del comportamento alimentare di Asso. Tratto dal volume Verso dove nasce il sole di Valentina Papis

Un tempo indefinito, uno spazio imprecisato, una donna senza nome che cammina. Incontra personaggi al limite del fantastico, stereotipi di tipi umani più comuni di quel che si pensa. Viaggia in luoghi in cui fiaba e realtà sembrano confondersi. Un donna che da voce a tante come lei, vittime e artefici del proprio dolore, alla continua ricerca di un treno da perdere. Un viaggio che si fa simbolo di un percorso di crescita e di accettazione, fatto di sé, di altri, di corpo e di emozioni. Una tappa dopo l’altra.

Note di regia

In bilico narra di una donna, il cui nome non viene mai specificato, che si trova su un treno di cui non conosce la meta e da cui decide di saltare giù; ha, così, inizio un viaggio in un mondo dai tratti fantastici le cui tappe sono segnate dall’incontro con personaggi che, attraverso le loro storie, conducono la donna a sviscerare delle problematiche legate alla femminilità, al corpo, alle maschere, al ruolo, al limite, al controllo, al desiderio, al valore, alla relazione; creano, cioè, le condizioni affinché ella possa intraprendere un percorso di crescita e di ricerca identitaria. Due buffi individui seguono di nascosto il tragitto della donna, divenendo con il loro “andare con” simbolo dell’altro inteso come possibile risorsa e supporto e semplificando di volta in volta le profonde tematiche che emergono durante il percorso. La scelta di accennare senza dichiarare il fatto che la storia nasca da un’esperienza di anoressia, non entrando perciò nella descrizione dettagliata del sintomo, corrisponde alla volontà di comunicare come i disturbi alimentari manifestino un malessere complesso che assume un significato solo se inserito in un universo valoriale e concettuale più ampio che ruota intorno al senso dell’essere e dell’essere in relazione con gli altri e in un contesto. La metafora del viaggio diviene simbolo di una vita possibile che rifiuta le sicurezze che i meccanismi messi in atto durante la malattia assicurano. La comunicazione, passando attraverso i corpi in scena e utilizzando la testimonianza come cardine invisibile dell’intera messa in scena, assume, perciò, una valenza smascherante dell’illusione teatrale, rivelando la connessione tra la finzione della storia narrata e l’esperienza concreta.