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GRASSE RISATE, LACRIME MAGRE
Teatro Il Cortile - Venerdi 19 Maggio - Ore 20.30

Di e con Paolo Faroni e Fabio Paroni
Blusclint


SINOSSI

Lo spettacolo si articola in quattro quadri, introdotti da un Prologo e chiusi da un Epilogo.

COMICI (MICA DA RIDERE): una coppia di comici, prossimi al debutto televisivo in un’ importante trasmissione di cabaret, litiga perché uno dei due non sopporta di dover fare un’avvilente marchetta in uno show che giudica troppo idiota per lui che ha studiato all’università e in una scuola d’arte drammatica. L’altro, più pragmatico, lo convincerà che proprio perché ha studiato non sarà difficile abbassare il suo livello intellettuale, come a dire che nel più ci sta il meno. Per conseguire il suo scopo, farà leva sul fatto che se guadagnano bene e si fanno un nome, potranno finalmente dedicarsi a qualcosa di più “edificante”. Insomma, fare “teatro serio”. Ma lo faranno davvero?

COLLOQUIO DI LAVORO: un giovane regista neodiplomato e pieno di entusiasmo si reca dal direttore artistico di un circuito teatrale lombardo a presentare un progetto per la messa in scena di un testo di un autore olandese contemporaneo con attori altrettanto giovani e volenterosi. Dopo aver esposto il piano di lavoro con passione e minuzia per i dettagli – artistici ed economici – viene redarguito dal direttore artistico perché il progetto non rispetta i crismi del mercato. Dopo una breve lezione su come “si piazza uno spettacolo in un teatro di questo paese” tutto quello che il regista riesce a ottenere è di rimettere in scena un noto spettacolo che replica da 53 anni e il cui ottuagenario regista è morto poche settimane fa. Gli viene data una videocassetta con il compito di guardarla e rifare tutto così come lo vede. Perché come dice il Diavolo a Faust; le cose resteranno per sempre.

AI CONFINI DELLA REALTA’: in una scena surreale alla Monthy Phyton, due vecchi compagni di liceo si incontrano alla fermata del tram e si raccontano quello che hanno fatto nella vita; uno è diventato attore di teatro e l’altro dentista. Soltanto che, nel “mondo” in cui vivono, il dentista è l’equivalente dell’attore squattrinato e bohemien e l’attore è come il dentista; ricco, borghese e fortemente “irreggimentato”. In questo modo tutti i luoghi comuni di entrambe le professioni vengono ribaltati; il dentista vive alla giornata in paese che non tutela la sua professione e l’attore soffre una vita vissuta per il profitto circondato da amicizie interessate e “maschere” da indossare.

UN TRISTE ADDIO: una coppia di attori si divide perché uno dei due, assentatosi per mesi poco prima di andare in scena, si è sposato. Non vuole più fare l’attore e vivere precariamente; meglio vivere con Daria (la moglie) e lavorare nell’azienda del padre di lei, facendo l’attore nell’unico modo in cui è possibile; non per lavoro, ma per passatempo. Offre all’amico la possibilità di lavorare con lui nell’azienda del suocero - che in uno slancio di benevolenza gli ha concesso “di portare un amico” - ma quello rifiuta, dicendo che non riesce a liberarsi del teatro. Ecco allora che uno se ne va nel pubblico, e l’altro resta sul palco.

NOTE DI REGIA

Lo spettacolo sbeffeggia i luoghi comuni del mondo del teatro e i suoi stereotipi, sviscerando con cattiveria il mestiere dell’attore in quattro quadri, più Prologo ed Epilogo. L’attore felice di recitare nella TV commerciale lotta contro il compagno che vorrebbe fare teatro serio; il giovane regista cerca di piazzare le sue idee su un mercato che prevede solo commedie brillanti e classici con bellocce televisive; due vecchi amici del liceo, uno fa il dentista e l’altro l’artista di strada, in una visione ribaltata della realtà alla Monty Phyton; il dramma di dover scegliere tra famiglia e vita comoda e un'esistenza senza punti fermi e solitaria. Un susseguirsi di scene divertenti, a tratti esilaranti, dove i due attori/registi/autori si scambiano vicendevolmente il ruolo di buono/cattivo, pratico/idealista, affermato/fallito con grande versatilità e capacità mimetica.